Il Romagna Camp 2013

Nicola Bonora al Romagna Camp 2013

(Ph. di Luca Sartoni)

Non che qualcuno me l’abbia chiesto, ma sento che a distanza di 10 giorni è il mio turno di scrivere del Romagna Camp, accodandomi ad Alessandra, Biljana, Paolo e altri che sicuramente sto dimenticando e pigramente non vado a recuperare.

Non posso aggiungere chissà cosa, se non che:

Fare un barcamp all’inizio di settembre, in spiaggia, come direbbe Flaubert, è sempre una figata.

Questa espressione dell’economia dell’abbondanza e della condivisione (cit. Alessandra) pare cosa leggera, naturale, ma, se ci fosse un misuratore di tensione, sono certo che andrebbe fuori scala.

Preparare un intervento per questo evento (per ogni evento, se sei serio) è un atto di responsabilità. Quando Biljana fa outing con leggerezza sul suo timore di sfigurare, in realtà sta dicendo: ehi, ok, siamo in riva al marketing, cazzeggio, birretta, piadinina, ma nessuno ha voglia di fare figure di cacca (le parole sono mie, da ometto, non credo che lei le usi mai: le omette.).

Perché questo pubblico easy in infradito e drink in mano è in realtà uno dei mostri peggiori che un relatore possa incontrare, un pubblico prevalentemente esperto e di razza, pronto a cogliere qualità, certo, ma anche crepe nella qualità; sincerità, ipocrisie, plagi, non detti, già detti, marchette e marchetti. Insomma, il loggione del barcamping, tiri una stecca e addio.

È per questo che un evento non ingessato non è meno serio, autorevole e ansiogeno di un meeting alla minculpop, con cravatta, in camera di cristallo.
Anzi, quest’ultimo di solito ha un apparato di falsità e convenzioni che ne rendono spesso il contenuto poco rilevante, mentre l’assenza di formalismo (apparente, perché anche la rilassatezza è una forma di forma) elimina solo in modo illusorio il carico di responsabilità di chi parla.

Solo, basta con ‘ste marchette, tipo sedicenti imprenditori sedicenti anonimi che pretendono di cambiare il mondo una maglietta alla volta al suono di slogan sedicenti simpatici. Non siamo mica più sedicenti sedicenni.

 

 

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