Una cosa semplice

Un sitino

“La semplicità è l’estrema perfezione”. Pare lo dicesse Leonardo, a significare che la ricerca di ciò che è facile (da comprendere, da usare) è il frutto del lavoro più complesso.

È strano allora che la richiesta di un progetto “semplice, una cosa che sappia usare chiunque” sia associata alla soglia bassa dell’impegno economico.

Quando la richiesta di un progetto contiene due o più diminutivi, puzza di sottovalutazione. Alcuni esempi:

  • progettino
  • sitino
  • paginette
  • blogghetto
  • portalino

Oppure le sue evoluzioni di design:

  • una cosa pulita
  • una cosa essenziale
  • una cosa semplice

Con la chiusura:

  • che sia facile da usare

Metti che siete progettisti e questa cosa non fa certo un bell’effetto.
Il progetto, lui si butta un po’ giù (mi scuserai, Renzo).

Questa sottovalutazione del vostro lavoro può essere di due origini:

  • sincera e comprensibile ignoranza dell’argomento
  • furbizia da ufficio acquisti

Quando arriva una richiesta di questo genere, altrettante sono le vostre le possibilità:

  • spiegare per filo e per segno
  • operare uno stop loss preventivo

Potete farvi guidare nella scelta da domande come:

  • la persona che mi sta dicendo questo, avrà voglia di ascoltarmi?
  • la persona che mi sta dicendo questo, sarà in grado di capire?
  • nel caso in cui sia in grado di capire, avrà il budget per fare?
  • e se ha il budget per fare, saprà apprezzare il mio lavoro?

Io, per scelta, tendo a spiegare per filo e per segno.

Forse per una fiducia incondizionata e tutto sommato non giustificata nella natura umana, o magari per un calcolato senso di opportunità (se non oggi, domani; se non lui, un suo conoscente).

O anche solo per il piacere di parlare con qualcuno di quello che faccio, donare qualcosa.

Resta comunque valido il vecchio detto di Ellekappa:
“non dare mai via il (omissis) a chi non lo sa apprezzare”.