Instagram no, Holga sì

Paesaggio innevato di campagna bolognese - fatto con Holga

C’è un dibattito aperto sul tema Instagram. È un dibattito che prevalentemente si svolge tra me e me, oppure con pazienti e sagge persone come Antonella e Antonella. Passa attraverso l’assunto (mio) che Instagram e il male assoluto siano figli dello stesso padre snaturato.

Perché tanta cattiveria, o vecchio bacucco? Perché Instagram è il fritto dell’immagine, la sublimazione del banale, l’omologo della paccottiglia tipo cuori di gomma cuscini con scritto Ti amo portachiavi non correre pensammè.

L’invettiva

Non è nemmeno la poetica della fotografia di famiglia attualizzata, è distruzione del senso dell’immagine, negazione del progetto fotografico. Illusione di composizione e interpretazione, è per lo più uno scatto di piccole cose di pessimo gusto, passate nell’olio bollente e spacciate per fotografie. L’aggettivo carino fatto a foto.

Dall’olio all’oblio. Di consumo istantaneo, 140 caratteri scritti male, “sembra la Polaroid”, la seppio, la scaldo, la sfumo, tiltshift, ma no provo questo che è più carino. Perfetto paio con il pensiero breve, ecco la visione breve che si pensa arte, che alimenta la Sovraesposizione Universale dell’immagine, pixel come maionese, dài che è buona!

Creazione di un’estetica anestetica, la stessa che fa dire “bello” di un quadro di Botero, la diffusione di un pessimo gusto per l’immagine, come impera oramai per la musica, per il cinema, per le auto, l’arredamento, l’abbigliamento, i cani, i fidanzati. Con la conseguenza di non distinguere più il buono dal sapido. Junk image al colesterolo scambiata per fotografia, nutre lo stesso, e di qualcosa bisogna pur morire no? Instagram sta all’intelletto come il colesterolo al sangue.

La scuola deve educare al bello, si dice. Cosa è il bello? Di certo non questo. E meno male che questo ancora non passa per la scuola. Genitori, non fate foto con Instagram dicendo ai vostri figli che sono foto, ditegli che sono altro, inventate un nomignolo come avete fatto per l’amico immaginario e per quella storia della riproduzione. Salvateli, portateli a vedere una mostra, date loro un libro, fategli fare un corso.

Obiezioni frequenti

OBIEZIONE: Instagram non è fotografia, ma movimento sociale e socializzante, condivisione, rappresentazione visuale di un attimo raccontato.
RISPOSTA: Ma infatti.

O: Non è lo strumento, ma l’uso che se ne fa.
R: Però non è che ve l’ha ordinato il dottore.

O: Ma queste vaccate che dici non valgono in generale per la fotografia digitale? Non è stata la diffusione di macchine senza il limite fisico ed economico del rullino, a uccidere lo studio della composizione? Non siamo da un pezzo nell’era della post produzione e del fotoritocco? Dove sta l’esigenza del gesto creativo originale?
R: Quelle hanno cominciato, questo ha dato il colpo di grazia. Dalla vista del soggetto alla sua pubblicazione in 1 minuto, il cervello non ha nemmeno bisogno di essere interpellato.

O: Che poi, cos’ha ‘sta cosa di diverso – per dire – da quello che trovi scritto su FB tutti i giorni, e dal senso di quello che ci trovi scritto?
R: Nulla, ma ammeterlo rischierebbe di smorzare la mia acredine, dovrei smettere di scrivere questo post e già che ho cominciato ecc.

Le conclusioni

Io di fotografia non ne capisco nulla, ho letto una volta La camera chiara e mi sono rimasti in mente solo uno scatto (credo) di Diane Arbus e due parole, studium e punctum, che per me potrebbero anche essere compagni di Harry Potter.

Per atteggiarmi, da 11 anni uso una Holga chiusa con il nastro adesivo, come esige l’estetica della Lomografia, che vista con gli occhi di oggi si potrebbe ricondurre ad una snobboide forma di hipsterismo.

Poi, ogni volta che impressiono un costosissimo e quasi introvabile rullino 400 asa, spendo 6,40 euro per stampare provini in banda che appendo a una bacheca in casa. Fino al giorno in cui mi sono ricordato di avere uno scanner. Allora ho preso uno scatto che mi piaceva, l’ho scansionato scandito acquisito, poi ho dato un colpo di contrasto.

Ecco il risultato: una perfetta foto fatta con Instagram.

MA NON HO USATO INSTAGRAM, SIA CHIARO.

Canestro fotografato ancora con una Holga

Canestro fotografato ancora con una Holga

1 Thought.

  1. C’è speranza.
    Come la mettiamo con il fatto che esistono due colesteroli H e L ? Uno è considerato “buono” anche dalla medicina moderna . Quindi cosa salviamo di Instagram? Possiamo considerarlo in positivo come il “fumo” per la “droga”?
    Solo i piú portati vorranno provare l’ebbrezza dell’inquadratura, dell’attesa, dell’errore , agli altri lasciamo scattare foto . Grazie per questo bel post. Tornerò .

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